Ho già trattato in un altro post dell'ultimo Senato Accademico dell'Ateneo bresciano, illustrandone i cambiamenti strutturali in alcuni servizi agli studenti.
Oggi vorrei ritornare su quello stesso Senato, perchè oltre al punto già trattato si è discusso di molto altro altro, tra cui i nuovi Regolamenti didattici dei corsi di Studio dell'anno accademico 2011/12.
Una delibera particolarmente interessante per la presenza all'interno dei regolamenti didattici del requisito di voto minimo di laurea imposto per proseguire gli studi nella laurea magistrale.
Infatti è ormai da qualche anno che per accedere ai corsi magistrali della facoltà di Economia dell'Ateneo bresciano è necessario aver ottenuto un voto di laurea pari o superiore ad minimo stabilito per regolamento - adesso fissato a 95/110 - o nell'eventual caso aver sostenuto con esito positivo un test.
A mio modo di vedere la facoltà attraverso un simile regolamento dichiara esplicitamente di laureare studenti che secondo il suo stesso giudizio non reputa in grado di proseguire negli studi accademici per acquisire la laurea di secondo livello. Mi domando dunque come possa affermare di preparare studenti in grado di immergersi nel mondo del lavoro se essa stessa non li reputa idonei al proseguimento degli studi. Due attività che debbono necessariamente reggersi su quanto appreso durante il primo ciclo di studi universitari. Pensare che il mondo lavorativo richieda meno conoscenze per proseguire nel mondo degli studi vuol dire sottovalutare profondamente il mondo del lavoro e il compito stesso dell'istruzione universitaria nella società moderna.
Qualcuno potrebbe rispondermi che tale verifica viene imposta per legge dalla normativa 270 che non prevede più un percorso diretto tra le lauree triennali e le lauree magistrali. E' in parte vero e in parte falso. La normativa afferma che è dovere dell'Università verificare l'acquisizione delle conoscenze di base da parte dei candidati che aspirino a frequentare i corsi magistrali. Non dice però che sia necessario un punteggio minimo o una valutazione per verificare tali requisiti.
La normativa infatti richiede esclusivamente che vengano posti dei requisiti sulle tipologie di credito che il candidato deve aver necessariamente aver acquisito per proseguire in quel determinato percorso di studi.
Per questi motivi sono contrario ad un regolamento che impone una verifica che si basi sul voto minimo degli studenti che la stessa facoltà ha formato e che quindi ha ritenuto idonei. In caso contrario dobbiamo prendere atto che la Facoltà di Economia di Brescia promuove studenti nei vari esami senza che siano realmente preparati e possessori delle conoscenze minime della materia.
Discorso diverso faccio per gli studenti che nel passaggio tra laurea triennale e laurea magistrale decidono di effettuare un cambio di Ateneo. In questo caso condivido l'impostazione che sia necessario una valutazione, oltreché sui crediti, anche nel merito delle conoscenze acquisite. Ma in tal caso, tale valutazione non potrebbe esser fatta basandosi su un voto di laurea, ma esclusivamente attraverso un colloquio con l'aspirante studente per verificarne l'idoneità. Linea questa attuata dalla Facoltà di Ingegneria dello stesso ateneo.
Questi ragionamenti mi hanno portato venerdì, come accaduto più di un anno fa, ad esprimere il mio dissenso rispetto a questa scelta politica.
Una questione di coerenza e di coscienza che ha fatto si che fossi l'unico tra i senatori presenti ad esprimere voto contrario all'approvazione dei regolamenti didattici della Facoltà di Economia.
Segue l'Ordine del Giorno del Senato Accademico del 28 Ottobre 2011
-Approvazione del verbale della seduta del 13 Settembre 2011
-Comunicazioni del Rettore
-Regolamento per il conferimento del titolo di professore emerito e di professore onorario
-Cedisu e Biblioteche di Facoltà - richiesta parere (trattato qui)
-Facoltà di Economia - Regolamenti didattici
-Facoltà di Medicina - Regolamenti didattici di: tecniche di laboratorio biomedico, fisioterapista, tecniche della riabilitazione psichiatrica, infermieristica, scienze infermieristiche e ostetriche
-Provvedimenti per i corsi Master e i Corsi di perfezionamento
-Approvazione modifiche di Statuto del Consorzio Cineca
-Esame Convenzioni
-Provvedimenti per il personale
-Provvedimenti per gli studenti
Varie ed eventuali
Tutti i punti - ad eccezione di quello sopra esposto - si sono conclusi con l'approvazione all'unanimità
lunedì 31 ottobre 2011
Diamo qualche numero
Con la convention della Leopolda sembra essere esplosa la questione giovanile. Tutti a parlarne bene, anche chi probabilmente ne conosce ben poco e si muove sulle ali dell'entusiasmo di quest'ultima kermesse.
Per renderci conto della situazione bresciana, diamo un po' i numeri, della situazione generale, per poi scendere nel particolare del Partito Democratico dove si è aperta questo titanico confronto.
Età max: 67 Francesconi (Lega Nord)
Età min: 29 Manzoni (Pd), Fornasari (PdL), Recupero (Misto)
Partito Democratico in Loggia
Età media: 51,58
Età max: 65 Rebecchi
Età min: 29 Manzoni
*Con ben 3 63nni: Boifava, Bragaglio, Gaffurini
Consiglio provinciale
Età media: 49,35 (47 naz)
Età max: 65 Peli (Pd)
Età min: 26 Poli (PdL)
Partito Democratico in Broletto
Età media: 49,33
Età max: 65 Peli
Età min: 38 Cammarata
Per le strutture superiori darò i dati dei soli eletti del Partito Democratico
Consiglio Regionale
Ferrari 50
Girelli 49
Camera dei Deputati
Ferrari 60
Corsini 64
Senato della Repubblica
Galperti 52
Che ognuno tragga le proprie conclusioni.
Per chi fosse interessato ad ulteriori dati, può trovare tutte le informazioni qui
Per renderci conto della situazione bresciana, diamo un po' i numeri, della situazione generale, per poi scendere nel particolare del Partito Democratico dove si è aperta questo titanico confronto.
Consiglio Comunale
Età media: 49,58 (47 naz)Età max: 67 Francesconi (Lega Nord)
Età min: 29 Manzoni (Pd), Fornasari (PdL), Recupero (Misto)
Partito Democratico in Loggia
Età media: 51,58
Età max: 65 Rebecchi
Età min: 29 Manzoni
*Con ben 3 63nni: Boifava, Bragaglio, Gaffurini
Consiglio provinciale
Età media: 49,35 (47 naz)
Età max: 65 Peli (Pd)
Età min: 26 Poli (PdL)
Partito Democratico in Broletto
Età media: 49,33
Età max: 65 Peli
Età min: 38 Cammarata
Per le strutture superiori darò i dati dei soli eletti del Partito Democratico
Consiglio Regionale
Ferrari 50
Girelli 49
Camera dei Deputati
Ferrari 60
Corsini 64
Senato della Repubblica
Galperti 52
Che ognuno tragga le proprie conclusioni.
Per chi fosse interessato ad ulteriori dati, può trovare tutte le informazioni qui
domenica 30 ottobre 2011
[Sguardo dal passato] Gramsci e la questione giovanile
I due brani che seguono sono estrapolati da i "Quaderni dal carcere" di Antonio Gramsci.
Entrambi trattano la questione giovanile legata analizzando il contrasto tra le giovani forze dirigenti che tendono a ribellarsi alla vecchia classe dirigente.
Termino qui, senza far alcun commento, per lasciar l'opportunità a ciascuno di leggere per conto proprio e farsi una propria idea di quanto scritto da Gramsci.
So già che ci saranno trinariciuti che non sapranno resistere dal criticare il mio riferimento a Gramsci ed i suoi scritti. Ma dopotutto il mondo è bello perché vario.
Entrambi trattano la questione giovanile legata analizzando il contrasto tra le giovani forze dirigenti che tendono a ribellarsi alla vecchia classe dirigente.
Termino qui, senza far alcun commento, per lasciar l'opportunità a ciascuno di leggere per conto proprio e farsi una propria idea di quanto scritto da Gramsci.
So già che ci saranno trinariciuti che non sapranno resistere dal criticare il mio riferimento a Gramsci ed i suoi scritti. Ma dopotutto il mondo è bello perché vario.
"Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto. Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere.
Fare il deserto per emergere e distinguersi.
Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto.
Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro… ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di più.
Una soffitta su un pianterreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano? Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani. Dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte.”
Quaderno 8 Paragrafo 17
- · - · - · - · - · - · - · -
"Esistono molte «quistioni» dei giovani. Due mi sembrano specialmente importanti: 1°) La generazione «anziana» compie sempre l’educazione dei «giovani»; ci sarà conflitto, discordia ecc. ma si tratta di fenomeni superficiali, inerenti a ogni opera educativa e di raffrenamento, almeno che non si tratti di interferenze di classe, cioè i «giovani» (o una parte cospicua di essi) della classe dirigente (intesa nel senso píú largo, non solo economico, ma politico-morale) si ribellano e passano alla classe progressiva che è diventata storicamente capace di prendere il potere: ma in questo caso si tratta di «giovani» che dalla direzione degli «anziani» di una classe passano alla direzione degli «anziani» di un’altra classe: in ogni caso rimane la subordinazione reale dei «giovani» agli «anziani» come generazione, pur con le differenze di temperamento e di vivacità su ricordate; 2°) Quando il fenomeno assume un carattere cosidetto «nazionale», cioè non appare apertamente l’interferenza di classe, allora la quistione si complica e diventa caotica. I «giovani» sono in istato di ribellione permanente, perché persistono le cause profonde di essa, senza che ne sia permessa l’analisi, la critica e il superamento (non concettuale e astratto, ma storico e reale); gli «anziani» dominano di fatto, ma… «après moi le déluge», non riescono a educare i giovani, a prepararli alla successione. Perché? Ciò signífica che esistono tutte le condizioni perché gli «anziani» di un’altra classe debbano dirigere questi giovani, senza che possano farlo per ragioni estrinseche di compressione politico-militare. La lotta, di cui si sono soffocate le espressioni esterne normali, si attacca come una cancrena dissolvente alla struttura della vecchia classe, debilitandola e imputridendola: assume forme morbose, di misticismo, di sensualismo, di indifferenza morale, di degenerazioni patologiche psichiche e fisiche ecc. La vecchia struttura non contiene e non riesce a dare soddisfazione alle esigenze nuove: la disoccupazione permanente o semipermanente dei cosi detti intellettuali è uno dei fenomeni tipici di questa insufficienza, che assume carattere aspro per i piú giovani, in quanto non lascia «orizzonti aperti». D’altronde questa situazione porta ai «quadri chiusi» di carattere feudale-militare, cioè inacerbisce essa stessa i problemi che non sa risolvere."
sabato 29 ottobre 2011
Nuova vittoria in università
Ogni studente della Statale sarà considerato tale indipendentemente dalla struttura d'ateneo in cui si trovi.
Ho deciso di aprire cosi questo intervento perché ad un osservatore esterno questa potrebbe sembrare una banalità, eppure fino alla giornata di ieri questo era tutto tranne che un'affermazione scontata.
Quello a cui si è assistito fino ad ieri è stata una frammentazione su base di facoltà che divideva i servizi tra i propri studenti e quelli delle altre facoltà. Diventava cosi impossibile per gli studenti di Ingegneria accedere a dei servizi delle strutture di Economia e viceversa. Diventava cosi impossibile estendere la rete wi-fi nei locali del CEDISU perché essendo una struttura a parte non si sapeva chi avrebbe dovuto avere la responsabilità di tale rete. Un forte controsenso quando si propugna la libertà di accesso al sapere come dovrebbe fare un ateneo pubblico.
Da queste condizioni parte la battaglia che ho portato avanti per più di un anno alternando interventi in ambiti ufficiali - le sedute del Senato Accademico - con dialoghi a tutti i livelli con l'amministrazione universitaria.
In ogni occasione ribadivo la necessità di una integrazione dei servizi su base d'ateneo anziché di facoltà.
In particolare la mia azione si è concentrata sull'adozione di una rete wi-fi d'Ateneo anziché di facoltà, cosi come per il servizio bibliotecario. Due servizi che per lungo tempo sono risultati frammentati ed esclusivi delle rispettive facoltà.
La prima vittoria si è avuta qualche mese fa con l'estensione dell'accesso alla rete wi-fi a tutti gli studenti del'ateneo, la seconda si è avuta ieri, quando il Senato Accademico ha dato parere favorevole allo scioglimento delle varie biblioteche di facoltà per accorparle in un'unica entità d'Ateneo.
Delle vittorie che non sarebbero state tali senza l'ascolto e l'appoggio dato in prima persona dal Rettore Pecorelli a questa significativa battaglia. Per questo motivo da parte mia va un grande ringraziamento al Rettore e a tutta l'amministrazione dell'Ateneo cittadino che pazientemente mi ha ascoltato e ha saputo darmi consigli ed indicazioni. Da ieri tutta la cultura del nostro Ateneo sarà liberamente accessibile a tutti gli studenti bresciani.
Il prossimo passo, come affermato dallo stesso Rettore, non può che essere l'estensione di questi servizi a livello lombardo, cosi da permettere una sempre maggiore mobilità, ed accesso al sapere, degli studenti all'interno della Lombardia.
Ho deciso di aprire cosi questo intervento perché ad un osservatore esterno questa potrebbe sembrare una banalità, eppure fino alla giornata di ieri questo era tutto tranne che un'affermazione scontata.
Quello a cui si è assistito fino ad ieri è stata una frammentazione su base di facoltà che divideva i servizi tra i propri studenti e quelli delle altre facoltà. Diventava cosi impossibile per gli studenti di Ingegneria accedere a dei servizi delle strutture di Economia e viceversa. Diventava cosi impossibile estendere la rete wi-fi nei locali del CEDISU perché essendo una struttura a parte non si sapeva chi avrebbe dovuto avere la responsabilità di tale rete. Un forte controsenso quando si propugna la libertà di accesso al sapere come dovrebbe fare un ateneo pubblico.
Da queste condizioni parte la battaglia che ho portato avanti per più di un anno alternando interventi in ambiti ufficiali - le sedute del Senato Accademico - con dialoghi a tutti i livelli con l'amministrazione universitaria.
In ogni occasione ribadivo la necessità di una integrazione dei servizi su base d'ateneo anziché di facoltà.
In particolare la mia azione si è concentrata sull'adozione di una rete wi-fi d'Ateneo anziché di facoltà, cosi come per il servizio bibliotecario. Due servizi che per lungo tempo sono risultati frammentati ed esclusivi delle rispettive facoltà.
La prima vittoria si è avuta qualche mese fa con l'estensione dell'accesso alla rete wi-fi a tutti gli studenti del'ateneo, la seconda si è avuta ieri, quando il Senato Accademico ha dato parere favorevole allo scioglimento delle varie biblioteche di facoltà per accorparle in un'unica entità d'Ateneo.
Delle vittorie che non sarebbero state tali senza l'ascolto e l'appoggio dato in prima persona dal Rettore Pecorelli a questa significativa battaglia. Per questo motivo da parte mia va un grande ringraziamento al Rettore e a tutta l'amministrazione dell'Ateneo cittadino che pazientemente mi ha ascoltato e ha saputo darmi consigli ed indicazioni. Da ieri tutta la cultura del nostro Ateneo sarà liberamente accessibile a tutti gli studenti bresciani.
Il prossimo passo, come affermato dallo stesso Rettore, non può che essere l'estensione di questi servizi a livello lombardo, cosi da permettere una sempre maggiore mobilità, ed accesso al sapere, degli studenti all'interno della Lombardia.
Di un chiarimento sul Pierangelo Ferrari
Dopo la pubblicazione del precedente post, in cui rispondevo ad alcuni passaggi di un post dell'onorevole Pierangelo Ferrari, mi sono arrivate diverse telefonate e messaggi da parte di amici e compagni.
Sarò sincero, inizialmente non ho dato peso a queste chiamate, sicuro che un blog come il mio difficilmente potrebbe risultare interessante per le alte sfere del Partito.
Solo dopo aver visto che il post in questione ha attirato molti lettori - ed è stato linkato anche su altri blog - ho deciso di riflettere sulle critiche mossemi da coloro che mi hanno contattato in forma privata.
Una riflessione che mi ha portato a compiere una personale autocritica non tanto sui contenuti - che ribadisco ed esporrò poi meglio - ma quanto sulla forma, che risulta a tratti viziata da una peculiarità giovanile com'è l''entusiasmo e il trasporto emotivo. Forma che per questo motivo può essere sicuramente da molti tacciata di arroganza e da alcuni vista come attacco personale all'onorevole Ferrari. Da parte mia non può che essere testimonianza di quanto prenda a cuore la politica e l'impegno che io e i miei coetanei mettiamo all'interno del Partito Democratico e della sua giovanile. Si può forse criticare ad un giovane l'esuberanza e la franchezza anche quando questa vada a discapito di una forma politica? Io credo di no, penso che sia proprio in queste critiche il peggior sintomo di invecchiamento del Partito e della mentalità italiana.
Fatte queste premesse, veniamo dunque al motivo per cui scrivo questo secondo post: chiarire la mia posizione sull'onorevole Ferrari che sicuramente si è dimostrata ambigua nel precedente intervento per quanto sopra illustrato.
Personalmente apprezzo la presa di posizione di Ferrari in difesa della lettera dei tre boaresi - come lui stesso li definisce facendo un parallelismo con i protagonisti di un libro Adolfo Bioy Casares. Un apprezzamento ancora maggiore quando tale presa di posizione viene fatta in un clima di tensione perenne come quello che si respira ormai da mesi nel Partito Democratico.
Se da un lato gli va dato questo grande merito, a differenza di altri notabili del partito che hanno usato questa lettera per sferrare l'ennesimo attacco ad una generazione, dall'altro non posso che dirmi amareggiato di alcune sue prese di posizione.
Mi riferisco alla frase già sottolineata nel precedente post. L'onorevole Ferrari come molti altri cade nel tranello di vedere i giovani pronti ad uccidere a tutti i costi i vecchi - da qui l'ardito parallelo con il libro - per garantirsi un futuro.
E' una visione neogiovanilista - Renziana ed in parte di alcuni Civatiani - che considera giovani e nuovi solo coloro che sono disposti ad alzare la voce e a buttare via tutto, dagli ideali ai predecessori, senza fare alcuna distinzione, quasi che fossero un fardello troppo pesante con cui confrontarsi, e da cui si ha paura di uscir sconfitti.
Sono giovani solo coloro che hanno il coraggio di affrontare questo rito di iniziazione quasi religioso, un nuovo dogma.
Convinzione questa che porta ad osservare tutto il mondo giovanile fuorché quello interno al partito considerato ormai corrotto e in attesa di cooptazione.
I giovani che fanno analisi politica in silenzio senza attaccare il notabile di turno, che lavorano per il Partito, che parlano con i propri coetanei non sono più considerati degni di una sensibilità politica perchè non sono pronti ad aggredire chi è più vecchio di loro. Andiamo a cercare nel giardino del vicino dove l'erba è sempre più verde, andiamo a cercare nel giardino dell'antipolitica.
Ecco costruita l'egemonia mediatica e culturale dei pochi, spesso neanche veramente giovani, sulla grande massa di chi poi giovane lo è veramente. La colpa della mia generazione è stata quella di aver lasciato fare. La colpa dei grandi è stata quella di credere che tutti i giovani siano cosi, e solo cosi si può essere giovani.
E' il grande tranello in cui anche l'onorevole Ferrari con molti altri è caduto, e che ha portato a confondere le istanze dei tre boaresi con le istanze di Renzi.
Per questi motivi il mio invito all'onorevole Ferrari rimane, sperando che egli possa coglierlo. Un invito che non vuol essere un affronto alla sua persona, anche se questa poteva essere la sensazione dettata dalla scrittura passionale.
Qualcuno l'ha chiamato confronto, io preferisco definirla una sfida.
Una sfida non con il sottoscritto, ma con il movimento giovanile. Una sfida positiva che viene lanciata da un giovane verso un parlamentare che ha avuto il coraggio di difendere il tema del ricambio generazionale, ma che ha dimostrato ancora una volta come nel Partito ci sia una visione distorta sui giovani e su quello che i giovani desiderano rappresentare.
Sarò sincero, inizialmente non ho dato peso a queste chiamate, sicuro che un blog come il mio difficilmente potrebbe risultare interessante per le alte sfere del Partito.
Solo dopo aver visto che il post in questione ha attirato molti lettori - ed è stato linkato anche su altri blog - ho deciso di riflettere sulle critiche mossemi da coloro che mi hanno contattato in forma privata.
Una riflessione che mi ha portato a compiere una personale autocritica non tanto sui contenuti - che ribadisco ed esporrò poi meglio - ma quanto sulla forma, che risulta a tratti viziata da una peculiarità giovanile com'è l''entusiasmo e il trasporto emotivo. Forma che per questo motivo può essere sicuramente da molti tacciata di arroganza e da alcuni vista come attacco personale all'onorevole Ferrari. Da parte mia non può che essere testimonianza di quanto prenda a cuore la politica e l'impegno che io e i miei coetanei mettiamo all'interno del Partito Democratico e della sua giovanile. Si può forse criticare ad un giovane l'esuberanza e la franchezza anche quando questa vada a discapito di una forma politica? Io credo di no, penso che sia proprio in queste critiche il peggior sintomo di invecchiamento del Partito e della mentalità italiana.
Fatte queste premesse, veniamo dunque al motivo per cui scrivo questo secondo post: chiarire la mia posizione sull'onorevole Ferrari che sicuramente si è dimostrata ambigua nel precedente intervento per quanto sopra illustrato.
Personalmente apprezzo la presa di posizione di Ferrari in difesa della lettera dei tre boaresi - come lui stesso li definisce facendo un parallelismo con i protagonisti di un libro Adolfo Bioy Casares. Un apprezzamento ancora maggiore quando tale presa di posizione viene fatta in un clima di tensione perenne come quello che si respira ormai da mesi nel Partito Democratico.
Se da un lato gli va dato questo grande merito, a differenza di altri notabili del partito che hanno usato questa lettera per sferrare l'ennesimo attacco ad una generazione, dall'altro non posso che dirmi amareggiato di alcune sue prese di posizione.
Mi riferisco alla frase già sottolineata nel precedente post. L'onorevole Ferrari come molti altri cade nel tranello di vedere i giovani pronti ad uccidere a tutti i costi i vecchi - da qui l'ardito parallelo con il libro - per garantirsi un futuro.
E' una visione neogiovanilista - Renziana ed in parte di alcuni Civatiani - che considera giovani e nuovi solo coloro che sono disposti ad alzare la voce e a buttare via tutto, dagli ideali ai predecessori, senza fare alcuna distinzione, quasi che fossero un fardello troppo pesante con cui confrontarsi, e da cui si ha paura di uscir sconfitti.
Sono giovani solo coloro che hanno il coraggio di affrontare questo rito di iniziazione quasi religioso, un nuovo dogma.
Convinzione questa che porta ad osservare tutto il mondo giovanile fuorché quello interno al partito considerato ormai corrotto e in attesa di cooptazione.
I giovani che fanno analisi politica in silenzio senza attaccare il notabile di turno, che lavorano per il Partito, che parlano con i propri coetanei non sono più considerati degni di una sensibilità politica perchè non sono pronti ad aggredire chi è più vecchio di loro. Andiamo a cercare nel giardino del vicino dove l'erba è sempre più verde, andiamo a cercare nel giardino dell'antipolitica.
Ecco costruita l'egemonia mediatica e culturale dei pochi, spesso neanche veramente giovani, sulla grande massa di chi poi giovane lo è veramente. La colpa della mia generazione è stata quella di aver lasciato fare. La colpa dei grandi è stata quella di credere che tutti i giovani siano cosi, e solo cosi si può essere giovani.
E' il grande tranello in cui anche l'onorevole Ferrari con molti altri è caduto, e che ha portato a confondere le istanze dei tre boaresi con le istanze di Renzi.
Per questi motivi il mio invito all'onorevole Ferrari rimane, sperando che egli possa coglierlo. Un invito che non vuol essere un affronto alla sua persona, anche se questa poteva essere la sensazione dettata dalla scrittura passionale.
Qualcuno l'ha chiamato confronto, io preferisco definirla una sfida.
Una sfida non con il sottoscritto, ma con il movimento giovanile. Una sfida positiva che viene lanciata da un giovane verso un parlamentare che ha avuto il coraggio di difendere il tema del ricambio generazionale, ma che ha dimostrato ancora una volta come nel Partito ci sia una visione distorta sui giovani e su quello che i giovani desiderano rappresentare.
venerdì 28 ottobre 2011
I giovani nel Pd bresciano - Risposta a Pierangelo Ferrari
Come ci si poteva aspettare, la lettera/documento inviata dai tre boaresi - cosi vengono chiamati Delbarba, Orlando e Scalvenzi - non ha mancato di suscitare polemiche ma sopratutto - sono sicuro fosse quest'ultimo l'insperato obbiettivo dei firmatari - riflessioni.
Ci rende partecipi di queste riflessioni il BresciaOggi in edicola dove si può leggere un lungo articolo dove i maggiori esponenti del Partito Democratico manifestano le loro sensazioni di fronte a questa presa di posizione.
Prese di posizione delle più varie che vanno dal pieno appoggio alla lettera, fino alle solite sterili polemiche dei vecchi che accusano i giovani di fare ciò solo per cercare una poltrona. Verrebbe da dire "Il solito" manco fossimo al bar sotto casa ad ordinare l'aperitivo.
Ma, a differenza di altre volte, vorrei soffermarmi sulle parole dell'onorevole Pierluigi Ferrari che per primo si è schierato a difesa dei tre firmatari e delle ragioni dei giovani: tranne di quelli del suo partito.
Ferrari dichiara sul suo blog «L´immagine del Pd è tuttora una foto di gruppo di fine Novecento. I giovani che hanno sensibilità politica stanno altrove: nei centri sociali, nelle associazioni parrocchiali e ambientaliste, nella frustrazione dell´astensionismo».
Debbo quindi dedurre che secondo l'onorevole Ferrari tutti i giovani che militano, anche spendendo di tasca propria perché non tutti prendono lo stipendio di un parlamentare, all'interno del Partito Democratico siano privi di qualunque sensibilità politica.
Sempre leggendo il blog di Ferrari debbo continuare a dedurre che qualunque giovane si impegni nel Partito Democratico lo fa solo per aspettare una cooptazione per raggiungere una qualche poltrona.
Conclusioni pesanti che cozzano contro la realtà che vive un giovani iscritto al Partito Democratico.
Non posso condividere le conclusioni imposteci dalle parole dell'onorevole. Chiunque abbia conosciuto il mondo giovanile interno al Partito Democratico non può che essere in disaccordo con quelle parole. Nel Partito Democratico, e nella sua giovanile, sono presenti tanti giovani validi e con una forte sensibilità politica.
Giovani che spesso si impegnano anche più dei propri coetanei degli ambienti citati da Ferrari, subendo al contempo anche l'umiliazione delle continue pacche sulle spalle da parte dei Dinosauri - di cui Ferrari sicuramente sa di far parte - che non mancano di ricordarti che devi sempre e comunque rimanere al tuo posto.
Non basta dar ragione a tre firmatari di una lettera - che condivido al 100% - per sentirsi dalla parte dei giovani, e, forse, pulirsi la coscienza.
Per parlare dei giovani è necessario frequentarli, informarsi di quanto fanno e cosa fanno. Con quella frase Ferrari ha dimostrato questa sua mancanza.
Per questo motivo invito l'onorevole Ferrari a presenziare - quando sarà libero dagli impegni di Onorevole - a qualche incontro e/o riflessione dei giovani del proprio partito. Sono sicuro che rimarrebbe favorevolmente impressionato e cambierebbe sicuramente il proprio giudizio su dove siano i giovani con la sensibilità politica.
EDIT:
un secondo post per chiarire alcuni posizioni espresse qui in modo passionale:
http://bresciaacolori.blogspot.com/2011/10/di-un-chiarimento-sul-pierangelo.html
Ci rende partecipi di queste riflessioni il BresciaOggi in edicola dove si può leggere un lungo articolo dove i maggiori esponenti del Partito Democratico manifestano le loro sensazioni di fronte a questa presa di posizione.
Prese di posizione delle più varie che vanno dal pieno appoggio alla lettera, fino alle solite sterili polemiche dei vecchi che accusano i giovani di fare ciò solo per cercare una poltrona. Verrebbe da dire "Il solito" manco fossimo al bar sotto casa ad ordinare l'aperitivo.
Ma, a differenza di altre volte, vorrei soffermarmi sulle parole dell'onorevole Pierluigi Ferrari che per primo si è schierato a difesa dei tre firmatari e delle ragioni dei giovani: tranne di quelli del suo partito.
Ferrari dichiara sul suo blog «L´immagine del Pd è tuttora una foto di gruppo di fine Novecento. I giovani che hanno sensibilità politica stanno altrove: nei centri sociali, nelle associazioni parrocchiali e ambientaliste, nella frustrazione dell´astensionismo».
Debbo quindi dedurre che secondo l'onorevole Ferrari tutti i giovani che militano, anche spendendo di tasca propria perché non tutti prendono lo stipendio di un parlamentare, all'interno del Partito Democratico siano privi di qualunque sensibilità politica.
Sempre leggendo il blog di Ferrari debbo continuare a dedurre che qualunque giovane si impegni nel Partito Democratico lo fa solo per aspettare una cooptazione per raggiungere una qualche poltrona.
Conclusioni pesanti che cozzano contro la realtà che vive un giovani iscritto al Partito Democratico.
Non posso condividere le conclusioni imposteci dalle parole dell'onorevole. Chiunque abbia conosciuto il mondo giovanile interno al Partito Democratico non può che essere in disaccordo con quelle parole. Nel Partito Democratico, e nella sua giovanile, sono presenti tanti giovani validi e con una forte sensibilità politica.
Giovani che spesso si impegnano anche più dei propri coetanei degli ambienti citati da Ferrari, subendo al contempo anche l'umiliazione delle continue pacche sulle spalle da parte dei Dinosauri - di cui Ferrari sicuramente sa di far parte - che non mancano di ricordarti che devi sempre e comunque rimanere al tuo posto.
Non basta dar ragione a tre firmatari di una lettera - che condivido al 100% - per sentirsi dalla parte dei giovani, e, forse, pulirsi la coscienza.
Per parlare dei giovani è necessario frequentarli, informarsi di quanto fanno e cosa fanno. Con quella frase Ferrari ha dimostrato questa sua mancanza.
Per questo motivo invito l'onorevole Ferrari a presenziare - quando sarà libero dagli impegni di Onorevole - a qualche incontro e/o riflessione dei giovani del proprio partito. Sono sicuro che rimarrebbe favorevolmente impressionato e cambierebbe sicuramente il proprio giudizio su dove siano i giovani con la sensibilità politica.
EDIT:
un secondo post per chiarire alcuni posizioni espresse qui in modo passionale:
http://bresciaacolori.blogspot.com/2011/10/di-un-chiarimento-sul-pierangelo.html
giovedì 27 ottobre 2011
Quando i partiti lottizzano il pubblico
"‘O pesce fete d’a capa" (il pesce puzza dalla testa) è un proverbio campano molto utile per dare avvio - ed in conclusione per riassumere - ad un'analisi sulla malagestione dell'amministrazione pubblica.
Se per lungo tempo l'attacco alla Pubblica Amministrazione era prerogativa solo di alcuni settori, nell'ultimo periodo con l'avvento della crisi e la conseguente necessità di forti tagli, da tutte le parti si parla molto del costo e dell'inefficienza della Pubblica Amministrazione. Discussioni che si risolvono nell'invito ad un taglio generalizzato ai fondi per la pubblica amministrazione senza analizzare le varie professionalità e competenze presenti. Un taglio che si risolve a discapito di chi ben gestisce e di chi lavora all'interno degli uffici pubblici perché quest'ultimi non vengono valorizzati da dirigenti incapaci o disinteressati a svolgere il proprio lavoro per le resistenze politiche al cambiamento.
Ed è proprio qui che sta il problema. Un problema ben identificabile che va oltre quella distinzione che molti fanno tra privato e pubblico.
Infatti nella gestione dell'apparato pubblico sussiste sì un costo economico, che nella visione della classe dirigente nazionale è di secondo piano, ma sopratutto un costo politico. Non è un caso se i dirigenti delle imprese pubbliche siano tutti di nomina politica: è la conseguenza, e la causa, di quella lottizzazione dello stato da parte dei partiti denunciata già negli anni '80 da Enrico Berlinguer.
La conseguenza della lottizzazione dell'apparato statale è semplicemente l'impossibilità - e la mancanza di volontà - di rimuovere un dirigente incapace, perché ricopre quel ruolo non per le competenze personali ma per affinità politica. Chi gestione gli organi statali non risponde più al popolo, suo datore di lavoro, ma al politico che l'ha messo lì e che non ha alcun tornaconto a rimuoverlo finché si mostra fedele.
Non penso che sia necessario portare alcun esempio per supportare questa tesi essendo tutto questo sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni, ma farlo chiarirebbe certamente molti aspetti. Per rimanere nel caso bresciano e nelle più famose controllare:
Brescia Mobilità: Presidente Valerio Prignachi (ex assessore provinciale)
Brescia Sintesi: Presidente Giovanna Prandini (figlia di un ex senatore DC)
Brescia Trasporti: Presidente Andrea Gervasi (ex presidente di circoscrizione per il centro sinistra passato con il centrodestra alle ultime amministrative)
Fino al caso più emblematico di lottizzazione della cosa pubblica: l'ex assessore Orto (in quota UdC) dopo esser stato tagliato dalla giunta del sindaco Paroli è stato prima collocato nel CdA delle Autostrade Centropadane e poi successivamente - cosa di pochi giorni fa - è stato nominato vicepresidente della GESI. Guarda caso il presidente è un uomo della Lega dal luogo curriculum politico anziché di gestione d'impresa.
Ancora una volta i problemi sono gli stessi da 30 anni e sono le cause primarie dei problemi dell'Italia di oggi, ma ancora una volta la massa preferisce prendersela con il semplice impiegato - spesso semplice vittima del sistema - che con la più generale gestione del bene pubblico, perché la stessa mentalità della società italiana giustifica queste lottizzazioni.
Se per lungo tempo l'attacco alla Pubblica Amministrazione era prerogativa solo di alcuni settori, nell'ultimo periodo con l'avvento della crisi e la conseguente necessità di forti tagli, da tutte le parti si parla molto del costo e dell'inefficienza della Pubblica Amministrazione. Discussioni che si risolvono nell'invito ad un taglio generalizzato ai fondi per la pubblica amministrazione senza analizzare le varie professionalità e competenze presenti. Un taglio che si risolve a discapito di chi ben gestisce e di chi lavora all'interno degli uffici pubblici perché quest'ultimi non vengono valorizzati da dirigenti incapaci o disinteressati a svolgere il proprio lavoro per le resistenze politiche al cambiamento.
Ed è proprio qui che sta il problema. Un problema ben identificabile che va oltre quella distinzione che molti fanno tra privato e pubblico.
Infatti nella gestione dell'apparato pubblico sussiste sì un costo economico, che nella visione della classe dirigente nazionale è di secondo piano, ma sopratutto un costo politico. Non è un caso se i dirigenti delle imprese pubbliche siano tutti di nomina politica: è la conseguenza, e la causa, di quella lottizzazione dello stato da parte dei partiti denunciata già negli anni '80 da Enrico Berlinguer.
La conseguenza della lottizzazione dell'apparato statale è semplicemente l'impossibilità - e la mancanza di volontà - di rimuovere un dirigente incapace, perché ricopre quel ruolo non per le competenze personali ma per affinità politica. Chi gestione gli organi statali non risponde più al popolo, suo datore di lavoro, ma al politico che l'ha messo lì e che non ha alcun tornaconto a rimuoverlo finché si mostra fedele.
Non penso che sia necessario portare alcun esempio per supportare questa tesi essendo tutto questo sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni, ma farlo chiarirebbe certamente molti aspetti. Per rimanere nel caso bresciano e nelle più famose controllare:
Brescia Mobilità: Presidente Valerio Prignachi (ex assessore provinciale)
Brescia Sintesi: Presidente Giovanna Prandini (figlia di un ex senatore DC)
Brescia Trasporti: Presidente Andrea Gervasi (ex presidente di circoscrizione per il centro sinistra passato con il centrodestra alle ultime amministrative)
Fino al caso più emblematico di lottizzazione della cosa pubblica: l'ex assessore Orto (in quota UdC) dopo esser stato tagliato dalla giunta del sindaco Paroli è stato prima collocato nel CdA delle Autostrade Centropadane e poi successivamente - cosa di pochi giorni fa - è stato nominato vicepresidente della GESI. Guarda caso il presidente è un uomo della Lega dal luogo curriculum politico anziché di gestione d'impresa.
Ancora una volta i problemi sono gli stessi da 30 anni e sono le cause primarie dei problemi dell'Italia di oggi, ma ancora una volta la massa preferisce prendersela con il semplice impiegato - spesso semplice vittima del sistema - che con la più generale gestione del bene pubblico, perché la stessa mentalità della società italiana giustifica queste lottizzazioni.
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